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Perché fai cosi?
Non ti capisco
eppure ho bei ricordi di noi:
mi facevi ridere;
adesso invece sei l’unica persona
ancora capace di farmi piangere.
Lacrime ingiuste sul cuscino
dove un tempo mi facevi addormentare,
la tua voce era il mio posto sicuro
e ora che mi urli contro,
ora che mi urli addosso,
non capisco cosa mi vuoi dire:
sembri parlare un’altra lingua.
Pensavo di appartenerti
invece ho capito
che veniamo da due mondi diversi,
per te è stato facile abbandonarmi.
Dopo una notte buia,
fatta di distanza,
vieni a chiedermi scusa
entrando senza permesso nella mia stanza;
ti dico “va bene”
ma lo noti dal mio sguardo assente
che forse non ti voglio più bene
e che non voglio più stare alle tue regole
perché non mi portano rispetto.
Forse mi vedi ancora come una bambina
ma devi sapere che sono cresciuta
e non mi basta più una semplice scusa.
Le mani, che prima mi accarezzavano
e con cui giocavo,
ora mi fanno paura,
le sbatti al muro
ma sento solo un rumore nella mia testa
che mi consiglia di scappare,
di non starti ad ascoltare.
Ho imparato col tempo a non farmi soggiogare
ma è come se mi sentissi costretta a tornare
da te, ad obbedire a te,
perché mi hai dato cosi tanto
e io non posso negarlo.
Ma mi stai rovinando la vita
e non voglio più sottostare alle tue grida.